ESISTE UNA MATRIX CHE STA' PER ESSERE DISTRUTTA PER SEMPRE

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23 maggio 2009

LA CONTINUA PERSECUZIONE CHE STA SUBENDO LA NOSTRA "MENOMATA FAMIGLIA" PERCHE' VUOL DIMOSTRARE UNA VERITA' NON VOLUTA
Verona 15 maggio 2009 La lunga battaglia che da 38 anni sto conducendo per dimostrare, oltre al mio caso personale già riconosciuto dal Ministero della Sanità, attraverso la sua CMO (Commissione Medica Ospedaliera) fin dal 1995, che ha ammesso i triplici danni subiti dai miei figli, due dei quali deceduti ed il terzo rimasto cerebroleso grave, che sono da attribuirsi alla vaccinazione antipolio Sabin, è sempre stata tesa a far prendere atto alla collettività degli innumerevoli atroci danni provocati nel nostro Paese dalle pratiche vaccinali. Espongo di seguito ciò che sta ora accadendo. Ho ntrapreso fin dal 1990 una causa civile per richiesta di risarcimento danni morali e materiali che è andata a sentenza proprio in questi giorni. Alle varie udienze presso il tribunale di Venezia ho voluto portare, con grande difficoltà, anche mio figlio Alberto, cerebroleso, tetraplegico e con gravi problemi d'insufficienza respiratoria. Il mio intento era quello di far conoscere al giudice monocratico dott. Antonella Guerra in quali condizioni era stato ridotto il mio ragazzo, e ricordarle anche degli altri due figli deceduti in conseguenza alle vaccinazioni subite. Questa "donna" non si è mai nemmeno degnata di rivolgere ad Alberto né una parola né uno sguardo e, per una donna che pensavo anche potesse essere mamma, a me questo comportamento è parso alquanto strano. Arrivo ora alla sentenza emessa da questo giudice donna. Dopo aver stravolto, nelle 32 pagine scritte da lei, tutta l'intera nostra trascorsa tragica esistenza, conclude motivando così la sua decisione: "Non si può ritenere che all'epoca sussistesse, secondo le regole della migliore ars medica, un obbligo generalizzato di preventiva effettuazione di analisi volte ad accertare eventuali deficit immunitari; ciò non è mai stato allegato dagli attori, non risulta né dalla relazione del CC.TT.UU, né dalle osservazioni del CC.TT.PP., né costa conforme a protocolli vigenti in altri paesi all'epoca delle vaccinazioni o raccomandati dalla migliore letteratura scientifica, sempre dell'epoca. Sulla base di tutte tali considerazioni deve quindi escludersi sia stata raggiunta la prova della colpevolezza del Ministero della Sanità, ora Ministero della Salute. La tragicità degli eventi occorsi agli attori, che comprensibilmente li hanno portati a cercare pervicacemente le cause ed i responsabili, unitamente al contrasto giurisprudenziale esistente al momento della proposizione della domanda in ordine all'individuazione del dies a quo dal quale far decorrere il termine di prescrizione, giustificano ampiamente la compensazione delle spese di lite e C.T.P.. Le spese di C.T.U rimangono a carico degli attori soccombenti. p.q.m. Il Tribunale di Venezia, Sezione III^ Civile, in composizione monocratica nella persona del Giudice unico dott. Antonella Guerra, definitivamente pronunciando: 1) Respinge le domande attore; 2) Dispone la compensazione delle spese di lite e di C.T.P.; Pone le spese di C.T.U. definitivamente a carico degli attori. Venezia 9 gennaio 2009. Questa è, per ora, per noi l'amara conclusione di questo processo iniziato negli anni 90'. Ci stiamo chiedendo perciò se: DAVVERO IN ITALIA ESISTE LA GIUSTIZIA? Ma non è tutto, proprio due giorni fa ricevo una telefonata da un funzionario della DIGOS, nella quale mi si avvisa di una denuncia a mio carico. Mi reco in questura per capire di cosa si trattava e, con grande meraviglia vengo a sapere di essere stato denunciato dal sottosegretario alla salute Francesca Martini che mi accusa di "MINACCE". Il fatto viene fatto risalire al novembre scorso. In quella data avevo per caso incontrato in piazza Brà, a Verona dove abito, la signora Martini. Era parecchio tempo che tentavo di fari ricevere da lei, o nel suo studio di Roma o in quello di Verona, e per questo motivo avevo effettuando numerose telefonate. Il motivo, a mio avviso importante, era per definire una questione che avevo proposto, essendo stato a suo tempo nominato ufficialmente dal Direttore Generale alla Prevenzione e alle Politiche Sociali, dott. Filippo Palumbo, quale "rappresentante dei danneggiati da vaccino italiani". Durante i tavoli di concertazione ai quali ho sempre partecipato, tentavo con molta difficoltà di portare avanti una proposta. Avevo depositato al Ministero i dati statistici dell'ufficio screening della regione Veneto che dimostravano che dal 1993 al 2005 si erano verificati, NELLA SOLA REGIONE VENETO, circa 4000 (quattromila) casi di danni più o meno gravi da vaccino. La mia istanza era di proporre che la stessa prassi eseguita nella regione Veneto, venisse estesa a tutte le altre regioni italiane. Questo, a mio avviso, dovrebbe essere risultato utile per stabilire, non certamente l'esatto numero, ma per lo meno il numero approssimativo di casi di danno da vaccino occorsi su tutto il territorio nazionale nello stesso spazio di tempo. Quando incontrai il sottosegretario Martini, in centro alla città, tutta elegante con un cane dalmata a guinzaglio e accompagnata da un omino basso di statura, colsi l'occasione per parlargli, avendo in precedenza, varie volte invano, tentato di farmi ricevere nei suoi studi. Ho motivato la mia richiesta di dialogo sapendo di avere il diritto di interloquire con lei, in qualità di rappresentante ufficiale incaricato dal Ministero della Salute dei danneggiati da vaccino italiani. Il sottosegretario Francesca Martini immediatamente ribadì con tono ARROGANTE che, DA QUESTA LEGISLATURA NON E' PIU' LEI IL RAPPRESENTANTE DEI DANNEGGIATI DA VACCINO e, secondo lei, per questo motivo non avevo più titolo per occuparmi di tali difficoltosi argomenti quali sono i danni da vaccino. Rimasi allibito da questa sua affermazione,soprattutto non avendo mai ricevuto dal Ministero alcuna comunicazione ufficiale per iscritto di questo eventuale cambiamento. Nonostante ciò, visto l'inatteso incontro, insistetti per farmi ascoltare ma invano, la Martini, si giustificò dicendomi che andava di fretta poiché era attesa per una inaugurazione all'Istituto Don Calabria. Aggiunsi allora che se per essere ascoltato avessi dovuto recarmi sotto casa sua con mio figlio Alberto malato e in un letto, lo avrei fatto. L'omino che l'accompagnava ribadì allora.. "lei minaccia?", queste furono le uniche parole che proferì quell'omino insignificante mentre entrambi si allontanavano incamminandosi dal centro di piazza Brà verso corso Porta Muova. Ci auguriamo che qualcuno prenda visione di questi fatti e ci suggerisca qualche possibilità sul futuro proseguio onde dimostrare la continua assillante persecuzione che sta subendo una famiglia come la nostra, già tanto provata con la morte di due figli e di Alberto rimasto in vita, contro il parere dei sanitari, con gravi problemi di handicap e che, in giunta, nel 2002 avvenne la prematura morte della madre spentasi per un tumore. Siamo rimasti soli io e mio figlio Alberto a lottare disperatamente contro l'arroganza delle Istituzioni e l'indifferenza di parte della collettività continuamente distratta da altri problemi, per dimostrare questa ancora sconosciuta verità che dimostra "QUANDO I VACCINI UCCIDONO O CREANO DISABILITA'". Giorgio & Alberto Tremante (sito web: www.tremante.it )

01 marzo 2009

PREMESSA
Ricevo questa accorata lettera e come tale la rendo nota ai lettori. Purtroppo anche se non ci si crede la vaccinazione preventiva è causa di molte reazioni avverse, malattie e morti sia precoci che successive. Purtroppo la SCIENZA MARCIA è la maggiore divisione impegnata a disinformare a causa degli enormi interessi finanziari alle spalle. Questo NON VUOL DIRE che tutti siano colpevoli, comunque resta il fatto che le conseguenze a livello globale sono incalcolabili per l'umanità intera. Di questo ogni individuo potente o sconosciuto che sia ne renderà conto di fronte al Supremo Tribunale Universale di Dio.
Breve descrizione della nostra tragedia. Per dimostrare quanto male possono fare le vaccinazioni, usate così indiscriminatamente sulle famiglie d'ogni parte del mondo, penso sia doveroso da parte mia narrare la mia vicenda, precisando però che purtroppo la mia storia non è da considerarsi un caso unico sporadico a se stante, ma è solo la punta di un iceberg che tenta di smascherare quella categoria di "scientismi" che impongono ancora col terrore l'uso delle pratiche vaccinali. La tragedia che ha colpito la mia famiglia, si è abbattuta su tre dei miei quattro figli. Premetto che i tre miei figli, colpiti da reazione da vaccino, sono nati perfettamente sani e che le manifestazioni di una possibile malattia sono comparse solo dopo la prima vaccinazione antipolio Sabin. A Marco, il mio primogenito, sulla cartella clinica fu descritta la sintomatologia che presentò dopo l'antipolio Sabin. I disturbi manifestati (nistagmo oculare, tremori e difetti alla parola) erano stati messi in correlazione al Sabin dal pediatra, mentre altri medici avevano supposto diagnosi diverse quali tumore al cervello o encefalopatia degenerativa, mai confermate da alcun'analisi eseguita sul bambino. Morì nel 1971 all'età sei anni. Col secondo figlio, nato nel 1970, non ci furono problemi. Ma il dramma si ripresentò con la nascita, avvenuta nel 1976, di due gemelli monoovulari. Nonostante la mia ferrea opposizione ad una legge che mi imponeva una assurda e pericolosa obbligatorietà, senza nessun accertamento preventivo, vennero vaccinati e il giorno successivo iniziarono già ad affiorare i primi sintomi di qualche alterazione. Sottoposi le cartelle cliniche dei primi ricoveri subiti dai miei figli a varie Università: negli Stati Uniti, in Inghilterra e perfino in Russia, proprio in quest'ultimo paese s'ipotizzò una malattia su carenze immunitarie che avrebbe confermato la responsabilità specifica delle vaccinazioni. Nella mia città, Verona, fu posta la diagnosi di "leucodistrofia di tipo metacromatico", una malattia degenerativa del sistema nervoso, tale diagnosi non fu mai confermata dagli esami anche genetici ai quali ci sottoponemmo. Più tardi Andrea, uno dei due gemelli, si aggravò e venne ricoverato per disidratazione; nonostante la mia raccomandazione di non far uso di farmaci immunosopressori, in quanto il bimbo era un immunodepresso, fu usato del cortisone in vena ed in cinque ore la mia creatura morì. In seguito venni a sapere che lo stesso farmaco era stato somministrato anche al mio primo figlio prima del decesso. Neppure con l'autopsia riuscimmo ad avere elementi utili per salvare la vita al gemello rimasto, giacché ci fu negata la presenza di un medico legale di parte, per questo tale esame non poteva risultare attendibile alle nostre ricerche. Ad un mese dalla morte di Andrea, anche Alberto, il gemello rimasto, dovette essere ricoverato. Nonostante il parere dei medici fosse quello di lasciarlo morire, fu portato, su nostra richiesta, in rianimazione e interpellato un virologo di Napoli, che in precedenza aveva già esaminato il bambino, questi ci consigliò degli immunostimolanti. Sottoposto a terapia con "interferone", il bimbo cominciò lentamente a migliorare. Dopo sei mesi di degenza il bimbo fu portato a casa senza lettera di dimissione. Qualche tempo dopo, richieste le cartelle cliniche, mi accorsi che erano difformi da quelle che fotocopiavo giornalmente durante il ricovero. Per questo presentai un esposto alla magistratura. In conseguenza a tale fatto fu emessa da un Giudice una comunicazione giudiziaria nei confronti del Direttore Sanitario dell'Ospedale in cui era stato ricoverato il bambino, estesa successivamente al primario della Pediatria per "Falso in atto pubblico". Alla fine questo procedimento è stato archiviato.. [!!] Molti altri ricoveri subì Alberto, sia nello stesso Ospedale di Verona che in altre rianimazioni: al Policlinico di Milano, a Merate in provincia di Como, a Melegnano, in provincia di Milano, e per ultimo fu trasferito d'ufficio da Melegnano al Policlinico di Verona. Durante tutti i vari ricoveri il mio compito era quello di far sì che venissero praticate terapie immunostimolanti che ci avevano dato i primi risultati positivi. Queste terapie ci venivano sempre consigliate dal professor Tarro di Napoli, che era stato allievo del Professor Sabin. Era sempre difficile se non impossibile far praticare questo tipo di terapia ad Alberto, poiché la classe medica compatta aveva sentenziato ormai che mio figlio dovesse morire. Ciò era sostenuto perché non fosse scoperta la responsabilità delle vaccinazioni usate su un soggetto, parzialmente immunodepresso. Nonostante del nostro caso si fosse interessato l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, facendo pressione perché il Ministro della Sanità Renato Altissimo istituisse una Commissione Ministeriale, questa senza mai aver visto Alberto stese una relazione fasulla per nascondere la verità del danno subito dai vaccini. L'ultimo ricovero Alberto lo dovette subire al Policlinico di Verona dove, secondo il parere dei sanitari, mio figlio doveva morire a breve tempo. Cercai disperatamente di portarmi a casa il mio bambino, visto quale era il loro modo di pensare perché l'unica soluzione del problema per loro era l'epilogo nefasto di tutta la nostra vicenda. In quel frangente, perché non riuscissi nell'intento di far sopravvivere la mia creatura, addirittura mi fecero togliere la "patria potestà" dal Giudice dei minori di Venezia, al quale mi rivolsi subito per fargli capire che stava commettendo un macroscopico errore. Riuscii a convincerlo e a farmi reintegrare nella potestà parentale, iniziando così fin dall'ormai lontano 1984 a gestirmi mio figlio a domicilio, creandomi una "sala di rianimazione" dove in precedenza era sistemata la nostra stanza matrimoniale. Durante tutti i ricoveri mia moglie Franca ha sempre seguito Alberto, rimanendo con lui giorno e notte, al fine di proteggerlo da ogni sopruso che la classe medica cercava di porre in atto. Molti altri soprusi dovemmo subire da parte della Sanità, anche quando Alberto non aveva più messo piede in un ospedale, polemiche di ogni tipo da parte delle Istituzioni sanitarie perché non si voleva ammettere che le vaccinazioni erano state la causa della sua malattia e della morte dei suoi fratelli. Finalmente, nel 1995, facendo ricorso alla legge 210 del 1992, vidi riconosciuto dallo Stato il "nesso di causalità" del danno patito sottoponendo i nostri figli alle vaccinazioni d'obbligo. Durante tutti questi anni mi adoperai per fondare associazioni in Italia per aggregare persone come me che avessero patito danni dalle pratiche vaccinali; inoltre cercai di far passare una legge, che avevamo messo a punto con dei Parlamentari, per togliere l'obbligatorietà di queste pratiche; ma questo traguardo in Italia non è stato raggiunto, poiché, secondo me, la politica sanitaria che viene attuata è rimasta succube ancora del potere delle Multinazionali dei Farmaci. Tutto ciò sta dimostrando che, anche in questo settore, una certa pseudoscienza, con la prepotenza del suo scientismo, privo d'ogni scrupolo, calpesta continuamente, con azioni il più delle volte illecite, ogni diritto umano e civile. Essa impone il suo potere basato essenzialmente su interessi speculativi che fondano il loro progredire non su un'aperta e corretta informazione, ma piuttosto su una voluta e completa disinformazione fino ad arrivare anche all'occultismo di certe realtà e spaccia per prevenzione queste pratiche di profilassi che tutto possono, tranne che prevenire alcunché. La nostra amara esperienza l'ho voluta descrivere in modo esteso pubblicando un libro dal titolo: "Maggiorenne e vaccinato o... diritto alla vita?" Giorgio Tremante (Sito Web: www.tremante.it )
IMPORTANTE: leggere questi link di approfondimento:
Pratiche vaccinali dannose Libertà di Vaccinazione COMILVA Influenza spagnola e vaccinazioni Le vaccinazioni uccidono chi e che cosa..?? I vaccini sembrano essere la causa principali di malattie infantili come autismo e polio
TESTIMONIANZA DI UNA PERSONA SOPRAVVISSUTA ALLA SPAGNOLA DEL 1918 di Jon Rappopor
Il messaggio: Se resistete al terrorismo mediatico avrete ottime possibilità che non vi accada niente. Jon Rappoport ha trovato l’analisi più interessante della pandemia del 1918 in un libro di Eleanor McBean, Vaccination Condemned, scritto oltre 25 anni fa. La testimone riporta che per la Spagnola i medici che non usarono farmaci furono quelli che ottennero anche il 100% di guarigioni. Ecco alcuni passaggi dal secondo capitolo del libro: ”Sono stata testimone oculare dell’epidemia del 1918. I medici e tutte quelle persone che vissero l’epidemia d’influenza chiamata Spagnola sono concordi nel affermare che è stata la malattia più terribile che il mondo abbia mai visto. Anche uomini forti e in ottima salute potevano morire nell’intervallo di un giorno. La malattia aveva le caratteristiche della peste nera, con l’aggiunta di tifo, polmonite, vaiolo e di quelle malattie contro le quali la gente era stata vaccinata alla fine della prima Guerra Mondiale. Praticamente l’intera popolazione era stata inseminata con sieri tossici contenenti una dozzina o più di malattie. Quando quelle malattie iniziarono a manifestarsi tutte assieme, il risultato fu tragico. La pandemia si trascinò per due anni, mantenuta viva dall’aggiunta di altri farmaci velenosi dispensati dai medici nel vano tentativo di sopprimere i sintomi. La mia personale osservazione è che la pandemia colpì solo le persone vaccinate. Quelli che rifiutarono le vaccinazioni non si ammalarono. Anche la mia famiglia aveva rifiutato le vaccinazioni, così restammo sempre in buona salute. Sapevamo, dagli insegnamenti di Graham, Trail, Tilden e altri che non si può contaminare il corpo con veleni senza causare una malattia. Quando l’influenza era al suo picco, tutti i negozi erano chiusi, come le scuole, gli uffici e le fabbriche. Anche l’ospedale era chiuso, dato che i medici e le infermiere che erano stati vaccinati furono colpiti dalla malattia. Era come vivere in una città fantasma. Dato che non avevamo preso il vaccino, sembravamo essere l’unica famiglia nel vicinato a non avere l’influenza. I miei genitori andavano di casa in casa facendo il possibile per aiutare gli ammalati, poiché era impossibile ottenere le cure di un medico. Se germi, batteri, virus o bacilli fossero stati la causa della malattia, questi avrebbero avuto tante opportunità d’attaccare i miei genitori, quando passavano molte ore nelle stanze degli ammalati. Ma non presero l’influenza e non portarono nessun germe a casa ad attaccare noi bambini. Nessuno della famiglia contrasse l’influenza, neanche uno starnuto, benché mi ricordo che quell’inverno la neve era alta in giardino. Si è detto che l’epidemia uccise 20 milioni di persone in tutto il mondo. In realtà sono stati i medici a ucciderle, con i loro trattamenti crudi e mortali. Questa è un’accusa dura ma vera, a giudicare dal successo che ebbero invece quei medici che trattarono i malati senza usare alcun farmaco. Mentre i medici ortodossi e gli ospedali stavano perdendo il 33% dei ricoverati, altri ospedali che seguivano terapie naturali, come Battle Creek, Kellogg e Macfadden stavano ottenendo quasi il 100% di guarigioni, usando terapie come la cura delle acque, il lavaggio del colon e diete che usavano cibi naturali. Un medico non perse un solo paziente in otto anni. Se i medici ortodossi fossero stati così bravi come questi medici, non ci sarebbero stati quei 20 milioni di morti a causa dell’influenza. La malattia colpiva sette volte di più i soldati vaccinati che i civili non vaccinati, e le malattie dalle quali morivano erano quelle per le quali erano stati vaccinati! Un soldato che era ritornato dalla guerra mi disse che gli ospedali militari erano pieni di casi di paralisi infantile e mi chiese come fosse possibile che adulti possano contrarre una malattia che dovrebbe colpire solo i bambini. Ora sappiamo che la paralisi è una conseguenza comune di avvelenamento da vaccino. Tra i civili non ci furono casi di paralisi infantile se non dopo la campagna di vaccinazione del 1918.” Jon Rappoport: http://www.nomorefakenews.com/ Da: http://www.newmediaexplorer.org/sepp/2004/02/07/ the_avian_flu_and_drugless_doctors.htm Traduzione di Rinaldo Lampis http://www.movimentoconsensus.org/ B O J S

01 febbraio 2009




I finanziamenti antifumo della Robert Wood Johnson Foundation [RWJF]

Wanda Hamilton, è una delle più capaci ricercatrici americane sulla corruzione scientifica, politica e morale di quella che è diventata una delle più grandi industrie in America e nel mondo: l’industria del SALUTISMO e dell’anti-tabacco.

Questo articolo è un ESPOSTO agli organi competenti perchè facciano chiarezza su un argomento che tocca tutti individualmente. In quanto rivela gli aspetti e le circostanze in cui gli organismi antifumo americani e di altri paesi hanno deciso di effettuare un capillare controllo sociale sulle popolazioni. Essi hanno ricevuto immensi finanziamenti dalla J&J al solo scopo di generare informazioni ambigue e fasulle sugli effetti del tabacco sulla salute umana, e per fomentare intolleranza e disgregazione sociale non solo in America, ma in tutto il mondo.

La RWJF è controllata dalla Johnson & Johnson, la gigantesca multinazionale farmaceutica famosa anche in Italia.
L’ingerenza della J&J nella politica e nella scienza è qui riportata in tutta la sua impressionante realtà: le multinazionali farmaceutiche hanno in tasca abbastanza istituzioni da pilotare, in effetti, intere nazioni dall’interno della loro struttura sociale.
Durante la lettura, si tenga sempre presente che la J&J è solo una delle multinazionali farmaceutiche, e che la “filantropica” RWJF è solo l’organo ufficiale dell’ingerenza politica in camice bianco della J&J. La persecuzione dei fumatori suona sempre, all’ignaro, come un’esagerazione, una trivialità, e forse anche un lamento infantile per nascondere un vizio, ma essa in realtà costituisce un’industria mondiale con un giro d’affari stimato nell’ordine di circa 40 Miliardi di dollari l’anno solo negli Stati Uniti.
 
Si pensi che solo i proventi dell’accordo tra le case produttrici di sigarette e il governo americano ammontano a circa 10 miliardi di dollari l’anno (tutti pagati dai fumatori tramite aumenti di prezzo delle sigarette), di cui una buona parte (la percentuale esatta varia da stato a stato) va ad alimentare propaganda e “ricerca” antifumo.
 
Per cifre di questa importanza, è facile capire come interi ministeri della sanità, partiti politici, associazioni professionali, organizzazioni sanitarie internazionali, medici, istituti di statistica, media, docenti universitari famosi e non, e interi centri di ricerca scientifica, siano letteralmente comprati dall’industria antifumo.
Le multinazionali farmaceutiche hanno direttamente o indirettamente trasformato quindi i ministeri della sanità di molti Paesi in agenzie promozionali di propaganda per la cessazione al consumo individuale di tabacco, e in organi di propaganda disinformativa per ... 

 
IL CONTROLLO DEL COMPORTAMENTO DELL'INDIVIDUO


La cessazione stessa è un’impresa internazionale con un giro d’affari di miliardi di dollari nei soli USA. Ciò è ottenuto con un marketing tanto originale quanto socialmente pericoloso: la produzione di studi scientifici ambigui e tendenziosi tramite la SCIENZA MARCIA (*) come base per sviluppare paure salutiste e intolleranza sociale che inducano il fumatore a smettere di fumare con l’aiuto, naturalmente, dei farmaci di cessazione. Se poi il prodotto di cessazione non funziona, come di solito accade, egli torna a fumare e ad essere tassato e perseguitato, e il ciclo ricomincia, con interminabili profitti di tutti i tipi per le multinazionali e per i politici di cui esse tirano le fila.
(*) Scienza rottame: Il termine viene dall’inglese junk science. Questo termine è stato coniato da Steven Milloy, un analista americano famoso per la sua dedizione alla demolizione di studi inutili, fasulli o tendenziosi. Vedere il suo sito Internet al seguente indirizzo: http//www.junkscience.com
 
Con questo termine si definisce quel tipo di pseudo-scienza salutista allarmista, basata su epidemiologia multifattoriale totalmente inaffidabile, prodotta per scopi di lucro e applicazioni politiche, invece che per genuina ricerca volta a risolvere o a scoprire. La scienza rottame infatti lavora a rovescio: la “ricerca” è fatta per giustificare un risultato già deciso, e ammantarlo di credibilità scientifica.
 
Per esempio: “per questa somma, dimostrate che il fumo passivo è nocivo alla salute”.
La pseudo-scienza antifumo non è usata solamente per penetrare le strutture sanitarie, ma anche la professione medica di tutte le nazioni. Ai medici, si comunicano informazioni selezionate, spesso trasformandoli in gratuiti venditori di prodotti di cessazione mentre si butta (anti) fumo negli occhi dei loro pazienti. Bisognerebbe chiedere al nostro medico di fiducia quando fa la paternale contro il fumo, quanti studi ha letto lui personalmente, magari nella lingua originale inglese in cui la maggior parte degli studi sono stilati. Se è onesto, vi risponderà che ha solo letto i bollettini medici (se ha avuto il tempo) – ovvero la più frequente fonte di disinformazione sul fumo.
 
Spesso, il pregiudizio medico è arrivato a tal punto che il dottore non cerca nemmeno le vere cause dei disturbi se il paziente è fumatoreè più facile attribuire tutto al puzzolente fumo! Le conseguenze sono facili da immaginare.
All’estero, già accade frequentemente che il paziente fumatore sia forzato a mentire al medico sulla sua abitudine per ottenere le cure che altrimenti non otterrebbe - salvo che, naturalmente, non smetta di fumare! Da circa due anni, la British Medical Association sostiene la posizione che le cure mutualistiche debbano essere NEGATE ai pazienti che fumano, e per le quali essi sono "lo stesso obbligati per legge a versare i contributi" al servizio sanitario.
E tutto questo per la nostra salute? Certamente no. Primo, perché il fumo NON fa affatto così male come si dice - e le prove sono schiaccianti, ma NON NOTE; secondo, perché l’antifumo fa solo bene alle tasche dell’industria farmaceutica e dei politici che pilota. Combattere la politica antifumo non è solo difendere un diritto personale o quello che è stato soprannominato “vizio”, ma è una lotta doverosa contro una corruzione professionale e di stato tanto estesa quanto capillare – una corruzione che non esita a devastare il tessuto sociale d’intere nazioni a scopo di lucro.
La Fondazione Robert Wood Johnson (RWJF) è la più ricca fondazione al mondo dedicata alla salute. La RWJF è l’organo “filantropico” della Johnson & Johnson (J&J), il più grande produttore mondiale di medicine e altri prodotti concernenti la salute. La maggior parte della sua ricchezza viene dalla partecipazione azionaria della J&J. Nel 1992, la fondazione era quotata a più di tre miliardi di dollari USA, di cui più di due miliardi di dollari in azioni della J&J. Nel 1998, essa era quotata a quasi otto miliardi di dollari, di cui più di cinque in sole azioni della J&J.
Fu nel 1992 che la RWJF cominciò a concentrarsi sull’eliminazione degli abusi di sostanze stupefacenti, e sull’eliminazione dell’uso del tabacco in America. A questo scopo, nel 1992 essa spese esattamente 53 milioni di dollari (su un totale di quasi 230 milioni di dollari di ENTRATE da contributi in campagne propagandistiche) in concessioni, contratti e programmi. Nel 1998, spese più di 73 milioni di dollari (su un totale di quasi 350 milioni di dollari di ENTRATE da contributi in campagne propagandistiche) in concessioni, contratti e programmi contro l’uso, e per il controllo, del tabacco.. non c'è che dire UN BEL GUADAGNO no..??



Chi promuove studi sulla nicotina e incita a smettere di fumare porta quindi benefici alla Johnson & Johnson, che è anche uno dei più grandi produttori mondiali di farmaci per la cessazione del fumo.

Qualcuno potrà obiettare che acquistando sigarette si compie il finanziamento in maniera occulta alle multinazionali del tabacco … è vero, però è altrettanto vero che tutto è GESTITO dai Monopoli di Stato e nessuno può coltivare, usare e vendere tabacco senza avere le AUTORIZZAZIONI e PAGARE i relativi “diritti” allo Stato, anche per piccole quantità ad uso personale. Quindi chi vuole fumare e sceglie di coltivarsi il tabacco deve avere l'AUTORIZZAZIONE dallo Stato e PAGARE sempre anche se dovesse prodursi da sé il tabacco. In conclusione, se lo Stato siamo tutti noi.. finanziamo la produzione e la distribuzione di tabacco e poi ci facciamo le masturbazioni mentali per fare pubblicità e campagne mediche CONTRO il tabacco.. NON VI SEMBRA che qualcosa non quadra..?? Non vi sentite presi per il deretano..?? Non capite che è TUTTO FALSO e serve solamente a isolarvi dagli altri, farvi sentire in colpa e poi PAGARE più oneri per lo Stato che protegge (?) i non fumatori..!!

QUESTO SIGNIFICA CONTROLLO SOCIALE E INDIVIDUALE DEL COMPORTAMENTO


Ricordate che persuadere la classe medica sui “pericoli” del tabacco tramite la diffusione di informazioni distorte e mezze verità è parte essenziale del programma di espansione delle multinazionali farmaceutiche per trasformare letteralmente i medici in venditori di prodotti e terapie (pagate in Italia dalle ASL=soldi pubblici) di cessazione. Questo “blue print” viene adesso anche usato negli USA per la nuova campagna contro le persone grasse.

E’ importante notare che, per gettare le basi politiche dell’attacco sanitario/finanziario contro i “ciccioni”, nel 1997/98 il limite medico di obesità (il rapporto tra altezza e peso) è stato quietamente abbassato di oltre il 10%. Ciò ha creato da un momento all’altro milioni di nuovi “obesi”, e ha reso quindi possibile affermare l’esistenza di una nuova epidemia, che dunque giustifica l’intervento dello stato nelle abitudini alimentari dei cittadini. Ma specialmente, la nuova definizione di obesità legittimizza la forte promozione di terapie dimagranti (disponibili, naturalmente, dall’industria farmaceutica), nonché l’intentamento di cause legali da migliaia di miliardi contro l’industria alimentare.

Il blue print del cartello salutista, testato e perfezionato con l’antifumo e le sue false attribuzioni statistiche, è adesso ripetuto con la campagna “anti-ciccia”. Prevedibilmente, le associazioni mediche stanno ammonendo contro l’indugio del cibo (esigendo fondi pubblici e privati per la nuova crociata), mentre ora vengono prodotti “montagne di studi” che accusano la carne rossa di creare 1.300.000 morti l’anno solo in America, per esempio. I cibi grassi, da parte loro, uccidono “solo” 300.000 persone l’anno, mentre il tabacco “se la cava” con 400-500.000 morti. Notare che il numero di decessi in America gravita invece intorno ai due milioni l’anno. Pure prevedibilmente, le fila delle marionette politiche sono state tirate: Il Surgeon General degli Stati Uniti ha dichiarato che la ciccia è “…Una terribile epidemia, tale da giustificare l’immediato e deciso intervento dello stato”.

I grassi hanno preso il loro doveroso posto tra gli emarginati sociali a fianco dei fumatori. Terapie dimagranti obbligatorie sono oggi imposte da molti datori di lavoro. I tassi assicurativi sono anche cresciuti per i ciccioni. Essere grasso oggi è quindi tanto antisociale quanto fumare – nulla però che non possa essere curato coi farmaci adeguati!

CONTROLLO SOCIALE E INDIVIDUALE


Nel 1989 Michael Pertschuk competente “tessitore” dell'avanguardia anti-fumo, ha contribuito allo sviluppo della campagna “Bork Bork” (“fischiate” Bork) e ha prodotto, con l'Advocacy Institute, “Strategie dei Media per il Controllo del Fumo: Orientamenti” per il National Institute of Health (finanziato dall’NIH). Questo manuale descrive come dietro ogni storia che parli di “rischi” del fumo passivo ci sia “[uno] 'scienziato esperto nell’arte dell’epidemiologia creativa' - come presentare i dati, per esempio: la presentazione dei dati – siano essi scientificamente validi o artificiosi – deve essere fatta in modo da abbagliare i media”. Il rapporto descrive “epidemiologia creativa” così: “Michael Daube, che ha coniato il termine, definisce epidemiologia creativa: “l'abilità del buon epidemiologo di rielaborare i dati in modo che le stesse informazioni possano essere presentate in una forma nuova e interessante. Così l’epidemiologia creativa sposa la scienza del ricercatore con l'arte e la creatività di coloro che usano i media per promuovere un messaggio” (pagine 21-22).

Il Dott. C. Everett Koop: ex-Surgeon General degli Stati Uniti sotto la presidenza Reagan. Koop è stato dapprima assai rispettato per la sua calma immagine di integrità morale e politica. Egli ha usato quest’immagine di credibilità per diffondere frodi e inesattezze scientifiche circa gli effetti del tabacco sulla salute umana, e si è anche prestato a sostegno della frode scientifica sul fumo passivo.
Nel frattempo, Koop ha fondato un’entità commerciale salutista per la vendita di prodotti farmaceutici inclusi, naturalmente, i prodotti di cessazione. Il suo famoso sito Web è http://www.drkoop.com. Egli ha convertito la sua compagnia in compagnia pubblica emettendo azioni sui mercati azionari e accumulando grandi ricchezze. Ma oggi, l’avventura commerciale di Koop sta fallendo clamorosamente, ed egli è continuamente accusato da molte fonti indipendenti di frode azionaria (al punto che il suo sito è stato ribattezzato, satiricamente, “Dr.Koop.CON, dove CON in inglese significa truffatore), e tali accuse sembrano avere basi molto solide. I suoi legami con le multinazionali farmaceutiche sono incontrovertibili.

Si noti che moltissime cattedre universitarie americane (e di altri Paesi) che si sono pronunciate contro il fumo, o che hanno prodotto “studi” contro di esso sono finanziate direttamente o indirettamente dalle multinazionali farmaceutiche a suon di miliardi. Il conflitto di interesse è tanto lampante quanto taciuto.

L’interferenza delle multinazionali si è estesa dall’OMS, che già riceve denaro dall’industria farmaceutica e ne è ufficialmente partner, alla Banca Mondiale (World Bank). La Banca Mondiale, in tandem con l’OMS, usa la forza dei prestiti internazionali per “costringere” i Paesi che sono riluttanti (specialmente quelli del Terzo Mondo) ad adottare la politica antifumo, spianando così la strada allo sfruttamento da parte delle multinazionali farmaceutiche, ai loro interessi e nodi commerciali, e ai loro prodotti di cessazione, in Paesi dove i bambini spesso mangiano ghiaia per non sentire i morsi della fame. La conseguente adozione della politica antifumo da parte dei Paesi bersaglio è poi [venduta al pubblico] dai media, che amplificano la grancassa antifumo, come ancora un altro consenso alla politica antifumo globale, nonché come un’accettazione dell’“evidenza” scientifica sui pericoli derivanti dall’uso del tabacco. Ciò aiuta a creare una globale attitudine d’inevitabilità all’avanzamento della repressione/proibizione di questo diritto personale e stile di vita, nonché a creare una risposta fatalista all’avanzamento del cartello salutista. La OMS spende circa il 73% del totale dei fondi ricevuti in “spese d’amministrazione interna”.

Si noti che nessuno degli avvertimenti che sono ora obbligatori in praticamente tutti i Paesi del mondo può essere sostenuto da solide prove scientifiche, ma solo da spesso vaghe, e comunque discutibili, associazioni statistiche con malattie eminentemente multifattoriali. Sebbene sia vero che il tabacco possa contribuire a tali malattie, è altrettanto vero che sostanze come caffè, alcool, cioccolata e così via siano anch’esse ampi contribuenti alle stesse malattie, che infatti affliggono ampiamente anche i non-fumatori.

Si ricordi infatti che NON ESISTE una malattia che sia “esclusiva” dei fumatori. Ma su nessuna delle confezioni di altri prodotti è obbligatorio stampare un avvertimento. L’esempio americano degli avvertimenti sul tabacco è stato imitato da tutti i Paesi del mondo, mentre la fondatezza scientifica delle asserzioni non è MAI stata messa in discussione. Questo ha contribuito quindi a creare quel consenso popolare che “il fumo fa male” – ciò che era poi l’intenzione originale dietro la legge sugli avvertimenti - come
preludio storico al proibizionismo, e allo sfruttamento fiscale, di cui è oggi vittima il fumatore.

Il tabacco è parte dell’economia e della cultura
popolare di tutti i Paesi del mondo da millenni

La diffusione di disinformazione sugli effetti del tabacco nelle scuole è un altro punto essenziale dell’infiltrazione delle multinazionali farmaceutiche nel tessuto sociale e nella famiglia.

L’ “educazione antifumo” giustifica infatti la presenza e l’ingerenza di ufficiali sanitari nelle scuole, dove prima tali figure erano molto rare.

Gli ufficiali sono però anche responsabili della prescrizione di farmaci psicotropici destinati al controllo del comportamento dei bambini cosiddetti “iperattivi”, e ‘vittime’ di una nuova malattia creata dal salutismo: l’ADD (Attention Deficit Disorder). L’ADD è immediatamente diventato ancora un’altra “epidemia” in molti Paesi dal tempo della sua invenzione (pardon, “scoperta”) negli anni Ottanta. I farmaci psicotropi, il più famoso dei quali è il Ritalin, sono ora ampiamente distribuiti nelle scuole di molti Paesi, e costituiscono un giro d’affari annuale di migliaia di miliardi.
Recentemente, giudici americani hanno ordinato ai genitori riluttanti la somministrazione di Ritalin ai loro figli pena la perdita degli stessi e la conferenza allo stato.

E’ stato osservato come la diffusione di farmaci psicotropi sia parallela e simultanea alla diffusione dell’“educazione” antifumo nelle scuole americane, e di altri Paesi.

CONTROLLO MENTALE E DEL COMPORTAMENTO

Come già usato altrove, il finanziamento della propaganda contro gruppi bersaglio usando le tasse sui prodotti da loro consumati è un’altra parte essenziale dell’agenda salutista. Ciò attira sempre i governi, che vedono la possibilità di incrementate entrate dei loro erari con tanto di giustificazione morale e economica (i costi del “vizio” alla comunità). Questa politica fu usata per la prima volta del Partito Nazionalsocialista tedesco tra il 1936 e il 1941 durante la campagna antifumo di quel periodo.

Adolf Hitler era un accanito antifumatore.

L’associazione del tabacco con la droga è una costante della propaganda antifumo, e preludio storico alla sua proibizione come sostanza legale negli anni futuri – ma non prima di una diversificazione del cartello salutista verso altre “crociate” (cibo, alcol, divertimenti, ecc.). Essa intende ottenere molteplici risultati:

a) Convincere il fumatore che è un drogato. Ciò spinge il fumatore a cercare di smettere con i prodotti di cessazione e a giustificare il fallimento degli stessi con la convinzione circa la “forte” dipendenza fisica da “tabagismo”.

b) Creare nel fumatore la necessaria Matrix psicologica che induca bassa stima, e senso di colpa verso se stesso e il suo prossimo. Ciò è essenziale per indurre il fumatore a non ribellarsi quando sottoposto ad emarginazione sociale, restrizioni di tutti i tipi, forte tassazione e incessante martellamento paternalistico medico e di stato.

c) L’associazione del tabacco con la droga, corredata di quasi mezzo secolo di propaganda e “studi” che non sono MAI riusciti a provare una singola causalità, hanno creato un tale dogma sul tabacco e sui suoi effetti deleteri, che ogni discussione in merito tende a causare reazioni emozionali spesso più intense di quelle inerenti discussioni politiche o religiose. Molti fumatori addirittura sostengono programmi antifumo e di cessazione, che dirottano enormi somme di denari da reali bisogni sanitari e di ricerca a propaganda (chiamata però prevenzione) – e che finiscono quindi nelle tasche degli attivisti anti-tabacco e delle case farmaceutiche.

Il rimpiazzamento delle case produttrici di sigarette nella distribuzione e controllo del mercato della nicotina è uno degli obiettivi dell’industria farmaceutica, che sfrutta la convinzione popolare precedentemente costruita che la nicotina crei dipendenza fisica nel fumatore il quale, convinto della sua dipendenza, ricorre al “cerottone” quando è proibito fumare. Questa è ancora un’altra delle ragioni concomitanti alla frode scientifica circa i “pericoli” del fumo passivo, perché con tali “pericoli” si può legittimamente e LEGALMENTE giustificare la proibizione.

Notare che la nicotina, di cui sempre più ricerca indica benefici, è “più terribile dell’eroina” nella creazione di dipendenza fisica solo quando è distribuita dai produttori di tabacco (in Italia è proibita la pubblicità alle sigarette). Essa però diventa “benefica e terapeutica” quando distribuita dalle case farmaceutiche, che invece possono liberamente fare pubblicità al loro prodotto in televisione (Nicotrol, Nicoderm, eccetera). La “spiccata tendenza” della nicotina a creare dipendenza fisica quindi svanisce per incanto - ed anzi, la nicotina è addirittura usata per smettere di fumare!

Si tenga sempre presente che i 4 milioni di “morti da tabagismo” di cui l’OMS parla (e che Veronesi ripete), o le varie decine di migliaia di morti in ogni Paese del mondo non esistono, ma sono basate su modelli virtuali impostati attribuendo ogni decesso al tabacco. Per esempio, se una persona muore all’età di 94 anni, e se ha fumato per più di qualche mese (non importa se ha smesso decadi prima), la sua morte è automaticamente attribuita all’uso del tabacco e considerata “prematura” . I quattro milioni di “morti” (due anni fa’ erano tre, ma ovviamente la cifra non era impressionante abbastanza) blaterati dalla OMS sono quasi l’esatto numero dei decessi totali, ridotti alla stimata percentuale di fumatori nel mondo, e ulteriormente ridotti di una percentuale che è tanto aleatoria quanto piccola. Se questa spiegazione suona vaga e poco credibile al lettore ciò è buon segno.

Ipotesi campate per aria, e opinioni tendenziose e politicamente motivate sono in realtà tutto ciò che esiste alla base di software statitici, formule e spiegazioni che sono estremamente complicate e astruse per ammantare di credibilità l’incomprensibile, e buttare fumo negli occhi a politici e popolazione. Un’estesa e dettagliata quantità di informazioni e analisi di questa enorme frode medico-statistica è disponibile in lingua inglese ai seguenti indirizzi Internet: http://www.forces.org/evidence/evid/deaths.htm e http://www.forces.org/evidence/who.htm. Da ultimo si noti quest’esempio. I 460.000 morti l’anno da “tabagismo” negli USA sono esattamente la stimata percentuale della popolazione fumatrice negli Stati Uniti: 23%. Ne deriva che ogni fumatore che muore, muore a causa del tabacco.

Sebbene sia vero che il 90% dei cancri polmonari si verifichino nei fumatori, è altrettanto vero che solo il 10% dei fumatori contrae tale malattia. Usando infatti le stesse cifre statistiche del cartello salutista, risulta che il fumatore ha il 99,8% delle possibilità del non-fumatore di evitare il cancro polmonare, ma le cifre espresse in questo modo non creano il desiderato isterismo. Inoltre, siccome l’eziopatogenesi del cancro è ancora sconosciuta, non è possibile escludere che la persona afflitta sarebbe stata comunque afflitta da cancro (magari anche polmonare) se non avesse fumato. E’ infatti impossibile attribuire una causa a un effetto le cui cause sono ancora sconosciute! L’estensione della vita nei Paesi occidentali è infatti solo un’estensione della vecchiaia, mentre la durata degli altri segmenti della vita umana è rimasta inalterata. Per via della fragilità della salute in questa estesa vecchiaia, e per l’inesorabile avvento di una globale epidemia di cancro in atto negli ultimi dieci anni, è inevitabile che il cancro sia una comunissima causa di decesso.

Il cancro dunque non è un’ “epidemia” dovuta al fumo. Nell’enorme maggioranza dei casi, il cancro nei fumatori si sviluppa infatti in tarda età, proprio come succede ai non-fumatori. Ciononostante, le dovute ricerche sull’eziopatologia del cancro languiscono per mancanza di fondi, mentre decine di migliaia di miliardi sono dirottate verso lotta contro il fumo - e verso l’industria parassita che la sostiene.
Quest’estrema disonestà intellettuale ed etica è una delle caratteristiche del salutismo.

L’uso che si sta facendo del denaro che proviene dalla tassazione sul fumo e usate dall'industria farmaceutica (elargente fittizia), nonché l’intento degli elargenti, è l’oggetto di questo esposto, che intende dimostrare come le multinazionali controllino ormai i gangli vitali delle istituzioni sociali di molti Paesi, e come pilotino unilateralmente valori morali, sociali, governi e istituzioni che dovrebbero essere invece istituzioni democratiche, e obiettive.
Non credo che molti siano in disaccordo con il fatto che più ricerca su molte malattie sia necessaria.

Non credo neppure che molti obiettino al fatto che gli USA siano il “Paese leader” che l’Italia tende sempre (e troppo) ad imitare. Benché il concetto di moralità sia spiccatamente in decadimento nel nostro secolo, il dirottamento di migliaia di miliardi dalla ricerca scientifica ad un’industria parassita propagandistica e di “caccia al fumatore”, sia un insulto a quel minimo d’onestà scientifica e politica che è indispensabile al mantenimento di una società vivibile. Sebbene una società senza corruzione sia una visione futura, il livello di decadimento di valori essenziali sociali e professionali è oggi ben oltre ai limiti di sicurezza.

Il fallimento di cinquant’anni di medicina sul cancro e su altre malattie mortali, per esempio, e la mancanza di perfino un’apparenza di cura si manifestano con una cortina fumogena medica che punta il dito ad ogni possibile “causa”, senza offrire prova, o alcun solido programma di risoluzione. Le alte sfere della classe medica, le cui fila sono spesso tirate da un’industria con tutto l’interesse ad ignorare e/o ostacolare ogni cura o terapia che sia al di fuori della presente ortodossia o del suo controllo, copre fallimenti e ignoranza con un’incredibile dose d’arroganza e di paternalismo, senza minimamente curarsi delle conseguenze sociali ed economiche di queste azioni.

Mentre molti onesti ricercatori devono lottare per avere fondi (comunque insufficienti) per tentare di sviluppare promettenti terapie naturali contro il cancro, individui come Veronesi si apprestano a spendere centinaia di miliardi di denaro pubblico in propaganda e implementazione di proibizione contro i fumatori, una classe di cittadini che contribuisce enormi somme all’erario di stato, senza alcuna SOLIDA prova scientifica delle loro asserzioni.

Questo è vergognoso, in quanto Veronesi (e ciò che egli rappresenta) - come il resto della medicina - IGNORANO quanto l’uomo della strada la genesi del cancro, quando si considerano i risultati finali: i pazienti di cancro muoiono, o restano orrendamente mutilati.

La lotta per mantenere la libertà di mangiare, bere e fumare, che in se stessa può apparire triviale o addirittura infantile, deve essere dunque vista in un’ottica d’opposizione al controllo politico della vita individuale … di una devozione quasi tribale che troppi ancora hanno verso chi una volta era un pennuto, colorato e semideistico uomo della medicina che si credeva detenesse il potere di vita o di morte. Oggi questa figura ha perso le penne, ma non i colori della sua impotenza scientifica e della sua arroganza, ed è spalleggiata da multinazionali senza volto che hanno deciso che modi di vita multisecolari non siano più in accordo con i loro grafici computerizzati d’espansione commerciale e controllo sociale.

Il modello di “progresso” socio-salutista proposto dall’America di oggi, e dalle mille marionette che essa controlla o influenza, include la disumanizzazione meccanicistica dell’importanza dell’individuo e della famiglia, del suo individualismo, e lo sradicamento di valori e stili di vita millenari.

Ma progresso non è l’eliminazione del vecchio a favore del nuovo, ma la creazione di valori e stili di vita che includano e rispettino i tesori culturali e morali, mentre espandano le potenzialità dell’individuo.
Il discorso dei “costi sociali del comportamento” è tanto truffaldino quanto l’opportunistica dimenticanza del fatto che coloro il cui comportamento è bersaglio, già contribuiscono generosamente al sistema che li bersaglia, e ciò dà loro il diritto di implementare le loro scelte senza ulteriori interferenze da parte dello stato.
Le legislazioni che gestiscono il nostro comportamento, sebbene siano spacciate come leggi “per il nostro bene”, sono sempre il risultato del lobbismo da enormi interessi commerciali. Tali corporazioni usano brutale forza politica per indurre lo stato ad usare la sua autorità per rendere obbligatori certi comportamenti, e a usare pseudo-scienza e/o discutibili statistiche come giustificazione di decisioni in realtà prese nelle camere di consiglio delle corporazioni.

L’attenzione pubblica è attirata sul dettaglio che è presentato come problema, spesso con l’aiuto di media irresponsabili e sensazionalisti, mentre viene prodotta una cortina fumogena informatica per far perdere di vista i danni creati all’insieme per soddifare l’interesse particolare.

E’ tempo che il cittadino si svegli e si renda conto di avere il diritto alle sue scelte, ed a una vita che non sia né gestita né supertassata, nonché a un’informazione accurata e non tendenziosa almeno da parte dello stato. Tutti sono d’accordo che lo stato debba essere al servizio del cittadino, ma paradossalmente è il cittadino che finisce sempre per essere al servizio dello stato, mentre con il suo portafoglio finanzia chi gli impone come comportarsi, e quali scelte fare.

Ma ciò è in accordo coi programmi del futuro Super-Stato Globalizzato e omogeneizzato, nel quale le multinazionali e le loro marionette politiche e professionali hanno deciso che noi dobbiamo vivere - e cui si DOVRA' OBBEDIRE con l'imposizione.. pena l'esclusione morale e sociale dell'individuo.. magari in un Centro per l'accoglienza dei disadattati sociali (campo di concentramento)..!!







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